Web Marketing: i numeri che (non) contano. 

| Autore: |



E i conti che non tornano.

E’ un articolo dettagliato che in sintesi tratta i seguenti argomenti:

1. Perché i numeri relativi a click, fan, visualizzazioni, mipiace, condivisioni, visitatori, etc., da soli NON contano quando l’obiettivo del piano di web marketing è il profitto.

2. Due interessanti esperimenti dimostrano come sia possibile manipolare i numeri che indicano le performance di motori di ricerca e social network. In altre parole come produrre numeri finti: mipiace, visitatori, etc.

3. Il nostro test durato circa 1 anno dimostra che i dati di Google Analytics relativi alle conversioni/vendite di un sito web NON sono affidabili.

Il principale obiettivo del web marketing


La creazione di un piano di web marketing non può prescindere dall’individuazione di un obiettivo che nella maggior parte dei casi, per aziende e professionisti, è ovviamente il profitto.

Un piano di web marketing prevede anche l’analisi approfondita del mercato di riferimento (concorrenti, clienti, prodotti, domanda, etc.) e l’individuazione degli strumenti che in maniera sinergica concorreranno, ognuno per le proprie peculiarità e ruoli, al raggiungimento dell’obiettivo principale. La strategia assegna i ruoli corretti ad ogni strumento affinché possa, insieme agli altri, perseguire il risultato finale.
Per strumenti intendo l’elenco degli “attrezzi” di cui aziende a professionisti oggi possono disporre per promuovere online la propria attività, come ad esempio il sito web, i motori di ricerca, i social network, le email, i software crm, i software di analisi statistica, etc…

Ad esempio, il ConnectionFunnel simula il processo generico di vendita e ci aiuta, vista l’analisi, a definire il corretto ruolo per ogni strumento. Ad ogni voce del ConnectionFunnel saranno assegnati uno o più strumenti che svolgeranno una precisa funzione. L’assegnazione dei ruoli (e quindi la strategia) cambia ovviamente da caso a caso.

Ad esempio alla fase di conversione potremmo associare il sito web e/o le landingpage. Alla fase di connessione potremmo associare le finestre modali (utili all’acquisizione di indirizzi email) sul sito, così come la connessione ad un profilo social. Si tratta solo di esempi. Nei prossimi mesi approfondiremo questo argomento.

Ora torniamo all’argomento principale di questo articolo: i numeri.

Poiché come abbiamo fin qui detto il raggiungimento dell’obiettivo non è altro che il risultato di azioni sinergiche di strumenti tra loro diversi, al fine di rendere tale processo il più possibile efficiente dobbiamo necessariamente tenere in considerazione i “numeri”, in altre parole misurare le performance dei singoli strumenti utilizzati e i risultati ottenuti.

In questo articolo consideriamo due tipologie di numeri:

I numeri che misurano i risultati delle strategie: Fatturato, clienti, prospect, lead, vendite, conversioni, etc.

I numeri che misurano le performance di alcuni strumenti: Visitatori, cpc, ctr, impression, fan, click, condivisioni, visualizzazioni, +1, follower, retweet …

Per raggiungere gli obiettivi prefissati (ad esempio in termini di “n” nuovi clienti) è indispensabile monitorare i numeri relativi alle performance dei singoli strumenti che, lo ricordiamo, da soli NON rappresentano mai il nostro REALE OBIETTIVO, ma allo stesso tempo potrebbero servirci a capire se qualcosa funziona o meno (si parla quindi di KPI, indicatori di performance). E’ ad esempio indispensabile capire se il nostro sito web intercetta visitatori, da quali fonti di traffico e se e quanto è in grado di convertire questi visitatori in clienti o prospect. Insomma chi fa web marketing ha costantemente a che fare con numeri di tutti i tipi e, negli ultimi anni, anche con i numeri “tipici” dei social network, cioè i numeri che dovrebbero (condizionale è d’obbligo) indicarne le performance.

Nota bene: i numeri che misurano le performance degli strumenti hanno VALORE solo in presenza di risultati reali.

1000 visitatori sul sito hanno valore solo se alcuni di questi, immediatamente o successivamente, effettuano una conversione.

10000 fan su Facebook hanno valore solo se si dimostrano, con i fatti, potenziali clienti (che in seguito compiono un’azione di conversione), oppure clienti già acquisiti che chiedono assistenza (ad esempio).

Per questo semplice motivo gli indicatori di performance non rappresentano mai un obiettivo. L’obiettivo di un piano di web marketing non può essere l’incremento del numero di visitatori o fan o click, anche perché…

…è possibile “manipolare” i numeri che indicano le performance di un sito, di un social e di un motore di ricerca…

… ma non è di certo possibile manipolare il numero di vendite e clienti o prospect effettivamente acquisiti.

NOTA BENE: potremmo imbatterci in numeri che all’apparenza hanno valore, ma in realtà valgono ZERO perché generati automaticamente da macchine e non da persone che volontariamente compiono un’azione, o più semplicemente “manipolati ad arte”.

La manipolazione

Chi come me è “anziano” nell’ambito del web marketing sa anche molto bene quanto il web si presti (purtroppo) ad essere terreno fertile per la manipolazione. Ho individuato al volo due macro tipologie di manipolazione che ovviamente tra loro si influenzano:

Manipolazione di persone e manipolazione di numeri.

Manipolazione di persone (psicologica)

Della manipolazione di persone (psicologica) ho già parlato anni fa, in diverse occasioni. Si tratta in sintesi della capacità di manipolare ad arte il valore percepito di un prodotto o servizio ai fini (in particolare) della vendita (o della truffa). Ciò non riguarda solo il web. Si parla di manipolazione anche quando acquisti una “scatola” che ritrae una fantastico cellulare (ripeto, ritrae…) e solo dopo averla acquistata ti accorgi che dentro è vuota. SI parla di manipolazione anche in riferimento ai tanti sistemi di guadagno online facile. Sistemi che ti fanno credere di poter diventare ricco facilmente ed in poco tempo, ma che spesso non mantengono le promesse.

Anche Google conosce bene il problema:

…Promuovi i prodotti con affermazioni realistiche, credibili e ragionevoli. Ad esempio, non promuovere programmi relativi a "ingenti guadagni in poco tempo"…

Fonte: Norme Adwords.

Si parla di manipolazione ogni volta che credi di stare spendendo bene il tuo denaro, ma in realtà spesso non ottieni nulla in cambio, come ad esempio accade con il gioco d’azzardo o i semplici “gratta e vinci”.

Probabilmente conosci già questo tipo di manipolazione. Ciò che invece forse non conosci riguarda la…

Manipolazione dei numeri (online)

I numeri persuadono. Quando non possediamo competenze ed informazioni che ci permettano di giudicare una persona, un’azienda, un prodotto con maggiore cognizione di causa, siamo portati a credere che le scelte degli altri possano rivelarsi corrette anche nel nostro caso (riprova sociale). In altre parole quando non sappiamo che fare e non siamo in grado di decidere o giudicare da soli, gli altri diventano il nostro punto di riferimento, copiamo ciò che fanno gli altri anche inconsapevolmente (si esatto, come le pecore). Allo stesso tempo i numeri non rappresentano sempre il male, specie quando non manipolati ad arte e quindi FINTI. La manipolazione dei numeri è quindi parte della manipolazione psicologica.

I numeri possono quindi fornire autorevolezza e, bada bene, essere “venduti”.

Visitatori, impression, fan, click, condivisioni, visualizzazioni, +1, follower, retweet … insomma, ci siamo capiti. Esiste un enorme mercato della vendita di numeri… reali o finti.

La vendita dei numeri in sé non è sempre e in tutti i casi allarmante. Lo è certamente quando i numeri possono essere creati da zero, senza alcuno sforzo, possono essere finti ed effetto di azioni non umane e quindi non portare alcun risultato in termini di incremento di clienti, fatturato, prospect, etc.

In altre parole potremmo acquistare qualcosa che vale zero. Esistono software creati al solo scopo di SIMULARE il comportamento umano e generare “Traffico” e azioni di vario tipo su siti web, motori di ricerca e social network.

Questi software si chiamano: BOT.

I bot sono macchine/software in grado di generare automaticamente e in poco tempo ingenti volumi di traffico verso siti web, click su inserzioni, interazioni sociali, per i più disparati scopi.

I bot esistono davvero? Cosa sono in grado di fare?

Poiché non possiedo le competenze per trattare l’argomento nel modo più corretto, ti segnalo di seguito due interessanti esperimenti che dimostrano come sia possibile istruire dei software (Bot) a compiere una moltitudine di azioni automatiche, il cui valore per un’azienda che intende promuoversi online è pari a zero.

Alessandro e Davide

Un interessante esperimento è stato condotto dagli amici Alessandro Vitale e Davide Puzzo (clicca qui per leggere l’articolo completo).

Alessandro e Davide, esperti informatici, dimostrano che utilizzando i bot è effettivamente possibile creare traffico FINTO verso un sito web. Nelle seguenti immagini si nota subito che gran parte delle visite proviene da siti inesistenti, frutto della fantasia e un pizzico di ironia dei nostri amici :-).



p.s. spero che nel frattempo qualcuno non abbia registrato i domini :D

Questo traffico finto può essere venduto? Si.

Questo traffico finto serve a raggiungere gli obiettivi di business del tuo piano di web marketing? Bè, ovviamente no.

I nostri amici hanno dimostrato che si possono istruire i bot anche al fine di SIMULARE il comportamento dei reali visitatori. E’ possibile ad esempio scegliere la località da cui questi finti utenti si collegano, quante pagine del sito devono visitare e in quanto tempo.

Sembra che i bot possano anche avviare un video su Youtube ed interromperlo dopo un certo numero di secondi. Si, anche le visualizzazioni dei video su Youtube sono in vendita :-): https://www.google.it/search?q=vendita+visualizzazioni+youtube

E su Facebook? Davide e Alessandro sono riusciti a manipolare anche i numeri relativi alle azioni sociali su Facebook, a quanto pare sempre utilizzando dei software automatici. Ecco ad esempio un post con un numero “anomalo” di mipiace (anomalo se rapportato al numero medio di mipiace sui post pubblicati da utenti normali come me e Davide).



Per ulteriori dettagli e domande tecniche sul test ti invito a chiedere direttamente agli autori e consultare l’articolo al seguente indirizzo:

http://pro.dbatrade.com/wordpress/smm-traffico-come-ti-spompo-social/


Università Federale di Minas Gerais in Brasile

Alcuni ricercatori universitari hanno creato 120 socialbot da far “lavorare” su twitter. DI questi solo 39 sono stati rilevati da twitter e i rimanenti (81!) hanno operato indisturbati, eludendo le difese del social network e generando artificialmente quello che molti considerano “engagement”.

Ai seguenti indirizzi trovi il relativo articolo http://www.technologyreview.com/view/527746/how-advanced-socialbots-have-infiltrated-twitter/ e l’intera ricerca http://arxiv.org/pdf/1405.4927v1.pdf

Cito: “The more interesting question, though, was whether the social bots can successfully infiltrate the social groups they were set up to follow. And on that score the results are surprising. Over the duration of the experiment, the 120 socialbots received a total of 4,999 follows from 1,952 different users. And more than 20 percent of them picked up over 100 followers, which is more followers than 46 percent of humans on Twitter.

I Robot hanno creato la propria “rete sociale” e sono “seguiti” da un numero consistente di persone (persone?:-)).

Cito: “Freitas and co also monitored the Klout score of each of their social bots to see how they fared. (Klout is an online service that measures the influence of Twitter accounts, giving them a score between 0 and 100). “We ?nd that the socialbots achieved Klout scores of the same order of (or, at times, even higher than) several well-known academicians and social network researchers,” they say.

Questa la dice lunga su quanto sia (in)utile un servizio come Klout! I social bot sembrano essere più influenti (secondo Klout) di alcuni noti accademici…

Ti invito a leggere l’intera ricerca. E’ davvero molto interessante.

Ecco un articolo che indica alcune delle più diffuse tipologie di bot e pubblica i dati di una ricerca (abbastanza inquietante) sul rapporto tra il traffico umano e robotico nel web: http://www.incapsula.com/blog/bot-traffic-report-2013.html

I numeri forniti da Google Analytics sono corretti? Mmmm…

Quando, parlando di web marketing, si fa riferimento ai numeri, a molti viene in mente (direi, a giusta ragione) Google Analytics. Google Analytics ci fornisce sia i numeri che misurano le performance delle fonti di traffico verso il nostro sito (e tanto altro), sia i numeri relativi alle eventuali “conversioni”, quindi i risultati delle nostre strategie online.

Se per quel che riguarda l’analisi del “traffico” e relative fonti non ho motivo di dubitarne la precisione, per quel che invece riguarda le conversioni e tutti i dati relativi (es. fonti di traffico a cui associa la conversione, numero di sessioni e giorni che intercorrono tra la prima visita sul sito e la conversione)… dubito.

Dubito perché so per certo (perché ho i dati) che in alcuni casi i processi di acquisto dei clienti sono molto più lunghi di ciò che Analytics ci mostra e, nonostante gli ammirevoli sforzi, non può tracciarli interamente e in maniera precisa. In altre parole ai clienti in alcuni casi serve tempo per decidere e quindi dalla prima visita al sito (quando ci conoscono) fino all’acquisto possono passare giorni, mesi e addirittura anni.

E’ questo il motivo principale per cui nel ConnectionFunnel esiste una voce chiamata (appunto) connessione. Dovremmo cercare di connetterci ai nostri potenziali clienti (possibilmente acquisendo l’indirizzo email) sia per poterli ricontattare successivamente, sia (bada bene) per poter misurare il tempo esatto che passa dalla connessione alla transazione/conversione.

Google potrebbe non riuscire a tracciare in maniera precisa il processo che porta un visitatore ad effettuare una transazione, poiché questo tracciamento si basa unicamente sui cookie.

I cookie sono delle “stringhe di testo” che si legano al Browser che utilizzi per navigare, come Firefox, Explorer, Google Chrome. I cookie forniscono a Google le informazioni sulla tua navigazione, come ad esempio la fonte di traffico. In altri i termini, i cookie ti identificano e servono ad analytics per mostrare dati statistici aggregati.

I cookie, ai fini del tracciamento, non sono secondo me completamente affidabili perché:

1. Sono associati ad un browser specifico. Se quindi cambi browser, pc o dispositivo, per Google Analytics sei un NUOVO UTENTE.

2. Si possono cancellare facilmente sia manualmente, sia tramite i software che ottimizzano le risorse del pc.

3. La vita per loro si fa sempre più dura: Provvedimento del Garante Privacy in materia di Cookie.

(che Marco Cilia, di goanalytics.info, mi fulmini se ho scritto cazzate)

Questi sono i principali motivi che mi spingono a pensare che il tracciamento di interi e lunghi processi di acquisto tramite cookie possa rivelarsi DEBOLE. Tra la prima visita al sito (cioè quando il potenziale cliente ci conosce) fino alla visita durante la quale si verifica la conversione/transazione, ai cookie può succedere di tutto.

Google Analytics “ricomincia da zero” e considera un “NUOVO VISITATORE” chi ha cancellato i cookie, cambiato browser o dispositivo, anche se in precedenza lo stesso utente aveva già visitato il sito numerose volte.

Ma torniamo ai numeri. Ora ti mostro come Google Analytics nel particolare caso di Friendstrategy non traccia in maniera corretta tempi, sessioni e fonti di conversione.

Partiamo da uno screenshot:



L’immagine è tratta dalla sezione conversioni (conversioni -> e-commerce -> tempo all’acquisto) di Google Analytics. Mostra il tempo che passa (secondo Analytics) tra la prima visita del potenziale cliente sul sito e la transazione.

Parliamo quindi di acquisti realmente effettuati e pagati sul sito che stai consultando in questo momento.

Secondo Analytics il 77% circa delle transazioni si è svolta contestualmente alla prima visita sul sito. In altre parole il 77% dei clienti ha acquistato APPENA ha conosciuto il sito (certo e io sono Babbo Natale).

Ho cominciato fortemente a dubitare di questo dato per due principali motivi:

1. Chiamavo spesso i clienti che acquistavano sul sito, chiedendo loro maggiori dettagli su come ci avevano conosciuto e dopo quanto tempo hanno deciso di acquistare, cosa li ha spinti, etc. (chiamo questo metodo “botte di ferro” perché è l’unico in grado di fornire dati reali sul processo di conversione, dato che sono i clienti stessi a comunicarli). Numerosi clienti mi raccontavano che la decisione di acquisto era stata presa dopo diversi giorni, anche mesi.

2. Per ovvi motivi, il canale principale da noi utilizzato per la promozione era Facebook. Facebook intercetta la domanda latente (e non consapevole, come i motori di ricerca) e, di conseguenza, i potenziali clienti hanno bisogno di più tempo per conoscerci, informarsi, fidarsi e percorrere l’intero funnel di acquisto.

Ho deciso quindi di far sviluppare un tool interno finalizzato a:

1. Tracciare la fonte di traffico associata a chi arriva sul sito e lascia la propria email (iscrizione newsletter). Potremmo anche parlare di “first click” in riferimento alle teorie di attribuzione delle conversioni (approfondisci). In altre parole cerco di sapere con esattezza come il cliente ci ha conosciuto la prima volta.

2. Nel caso in cui la stessa email sia utilizzata anche per la transazione, tracciare il tempo che passa tra l’iscrizione alla newsletter e l’acquisto. Come ben capirai, questo è un dato REALE, che Analytics non può conoscere semplicemente perché non può associare due indirizzi email.

Ecco un esempio di ciò che vedo:



Il tool traccia solo chi utilizza la medesima email sia per l’iscrizione alla newsletter, sia per l’acquisto. Quindi mostra i dati di una parte delle transazioni totali del sito.

Ciò che ho scoperto mi ha entusiasmato perché confermava la teoria dei processi di acquisto molto più lunghi di quanto Google Analytics potesse tracciare con i soli cookie.

Ti mostro ora la differenza tra i dati di Analytics (visti prima) e i dati REALI rilevati dal tool sviluppato ad hoc. Nel medesimo periodo di tempo, Analytics ha rilevato 514 transazioni e tra queste 155 sono state rilevate dal tool.



E’ evidente che i conti non tornano… senza contare il FATTO che abbiamo tracciato conversioni che si sono verificate anche a distanza di oltre 1000 (MILLE) giorni dopo l’iscrizione alla newsletter.

Considera inoltre che mentre Analytics “dovrebbe” rilevare il tempo che passa dalla prima visita fino alla transazione, il tool rileva il tempo che passa dall’iscrizione alla newsletter fino alla transazione. Possiamo quindi ipotizzare che alcuni utenti non si siano iscritti immediatamente alla newsletter e che quindi il dato relativo al tool (giorni), in confronto al dato di Analytics, sia arrotondato per “difetto”.



Perché è così importante conoscere i dati che riguardano tempi e caratteristiche dei processi di acquisto?

Esempio: sapendo che in media un processo di acquisto dura 200 giorni, potresti aspettarti di ottenere un ROI dilazionato nel tempo e non solo “immediato”. Conoscendo l’informazione reale riguardo alla fonte di traffico che ha, PRIMA DELLE ALTRE, contribuito a far conoscere il tuo sito, puoi capire come meglio orientare strategie e investimenti.

Soluzione? Si potrebbe tentare di affiancare ad Analytics un software di analisi di terze parti che possibilmente sia in grado di misurare in maniera più precisa i dati che riguardano i processi di conversione (anche lunghi e complessi), cosa che Analytics, come vi ho dimostrato, non può fare.

Dopotutto a Google questa situazione non nuoce, poiché come molti di voi probabilmente già sanno il “last click”, cioè la visita durante la quale l’utente effettua la conversione, proviene molto spesso da due tipi di fonti di traffico:

1. Visita diretta (perché l’utente conosce già il sito/azienda).

2. Tramite la ricerca su Google del NOME DEL SITO/BRAND (perché l’utente conosce già il sito/azienda).

In altre parole è ovvio che le probabilità che la conversione sia direttamente associata ad una visita da Google è nettamente superiore rispetto all’associazione diretta ad altre fonti di traffico (che nel caso di cancellazione di cookie non può rilevare).

Sempre in riferimento alle 514 conversioni rilevate che per Analytics, lo ricordiamo, si sono svolte il 77% delle volte durante la PRIMA VISITA, andiamo a controllare i “principali percorsi di conversione”, cioè la funzione di Analytics che dovrebbe illustrarci l’intero percorso di conversione del cliente, evidenziando tutte le fonti di traffico, dalla prima (come ci ha conosciuto, o first click) all’ultima (quando ha deciso di acquistare/registrarsi, o last click). Per raggiungere la funzione clicca su Conversioni -> Canalizzazioni Multicanale -> Principali percorsi di conversione.



Google Analytics ci dice in pratica che numerose transazioni sono state effettuate da chi è arrivato LA PRIMA VOLTA DIRETTAMENTE SUL SITO E CONTESTUALMENTE DECIDE DI ACQUISTARE, oppure accede più volte direttamente al sito e poi acquista.

Non si sa come facciano questi clienti “così decisi ad acquistare”, a conoscerci così tanto bene da effettuare solo accessi diretti. Anche in questo caso i conti non tornano.

Ripeto, solo chi GIA’ TI CONOSCE (e quindi è già stato in precedenza sul tuo sito, o ti ha conosciuto “offline”) può accedervi direttamente e effettuare l’acquisto.

Questi dati per me valgono quasi ZERO.

Certo parliamo di un caso su milioni di siti che tracciano (solo) tramite Analytics. Però ho dimostrato che, almeno in un caso, Google Analytics non funziona bene così come molti credono. Se non avessi fatto creare il tool mostrato prima, non avrei potuto mettere in discussione i dati di Analytics.

Ovviamente questo ragionamento non tiene affatto in considerazione l’ipotesi che la gente possa conoscere alcune aziende, prodotti, servizi prima di tutto OFFLINE, in TV, per la strada o al bar con gli amici (e POI cercarli online). Questo Google non può saperlo. Per quel che riguarda Analytics mi fermo qui. Il mio obiettivo è mostrarti come ciò che spesso in tanti credono “legge”, in realtà potrebbe non esserlo specie per chi come Google e Facebook fornisce statistiche anche sui propri servizi a pagamento. Dalle mie parti si dice: “te la canti e te la suoni!”

NOTA BENE: Analytics è uno strumento formidabile e non è mia intenzione sconsigliarti di utilizzarlo. Vorrei solo tu sia pienamente consapevole che potrebbe non dire sempre e solo la verità.

Quando paghi “click” finti

Sembra che i bot possano cliccare sui risultati dei motori di ricerca. Si, anche i risultati a pagamento di Google, così come sulle inserzioni di Facebook. In questo specifico caso si parla di Click Fraud.

Devi installare Flash player 8+ e abilitare JavaScript per vedere il video.


Cito Wikipedia:

Click fraud is a type of fraud that occurs on the Internet in pay per click online advertising when a person, automated script or computer program imitates a legitimate user of a web browser clicking on an ad, for the purpose of generating a charge per click without having actual interest in the target of the ad's link.

Google conosce bene il problema e ne parla qui: http://www.google.com/ads/adtrafficquality/

Lo conosce, ma non è ancora chiaro se effettivamente lo combatte e quanto è effettivamente interessato a farlo “bene”.

Un articolo interessante, datato e molto lungo, è quello pubblicato nel “2006” su Businessweek.

Se utilizzi Google Adwords e Facebook ADS e ottieni risultati che producono ritorni superiori agli investimenti (costo per azione, costo per vendita, etc.) oggi forse non ti preoccupi di verificare se parte del traffico che acquisti è finto. E’ anche vero che se parte del traffico che acquisti fosse finto, e riuscissi ad ottenere un rimborso, i costi di acquisizione clienti e prospect si ridurrebbero.

Per accertare il click fraud devi ovviamente utilizzare sistemi di terze parti oppure svilupparne uno internamente. Puoi scoprire sistemi di questo tipo con una semplice ricerca su Google: https://www.google.it/search?q=click+fraud+detection

Per quel che riguarda in particolare l’Italia, sitovivo.com offre anche funzioni di click fraud detection. Segnalami eventuali sistemi simili, grazie.

I numeri che (da soli) non contano

Nonostante se ne parli ben poco, quello dei bot e relative frodi sembra un problema reale. Se alcuni numeri sono manipolabili con tanta facilità, capisci bene che è possibile acquistare, o più semplicemente lasciarsi influenzare, da numeri che NON SONO REALI. Per questo semplice motivo è bene ripetere che i numeri che misurano le performance dei siti, dei motori di ricerca, dei social network non sono mai il vero obiettivo del tuo piano di web marketing, ma quando non manipolati servono solo come “Indicatori di performance” e nient’altro.

Questi numeri hanno valore solo se direttamente o indirettamente associabili a risultati reali a breve, medio e lungo termine.

Se i visitatori non si trasformano prima o poi in conversioni, sono inutili (e forse sono bot).

Se i fan e i follower non diventano prospect sono inutili (e forse sono fake).

Il posizionamento del tuo sito tra i risultati di Google per parole che nessuno cerca non serve a nulla.

Raccattare interazioni sul proprio profilo Facebook e Twitter allo scopo di far alzare il Klout… insomma, hai capito.

Tutti gli strumenti che utilizzi non devono quindi produrre numeri fini a se stessi, ma essere orientati a perseguire l’obiettivo principale sfruttando i propri punti di forza.

Questi numeri rimangono ottimi per far colpo su ragazze e aziende poco informate.

I numeri che contano

Gli unici numeri che contano, quando l’obiettivo è il profitto, misurano le performance reali della tua strategia online. Parliamo quindi di fatturato, clienti, prospect, vendite, etc.

Quando desideri investire online devi innanzitutto progettare un piano.

In funzione di questo devi individuare gli strumenti più adatti (non basandoti su ciò che fanno i concorrenti o i cugini) e definire dei KPI per ognuno di questi. Solo DOPO devi scegliere fornitori e consulenti specializzati nel far “funzionare” in modo corretto gli strumenti individuati. Gli indicatori di performance devono essere associati a risultati reali, come ad esempio le vendite, o i lead/prospect che contatterai successivamente. In assenza di risultati a breve e medio termine, stai sbagliando qualcosa o, più semplicemente, stai acquistando numeri finti.

Work in Progress

L’argomento affrontato in questo articolo è complesso e articolato. Utilizzerò il link a questo articolo ogni qual volta mi si chiederà un parere sui “numeri” che contano nel web marketing. Allo stesso tempo mi farebbe piacere mi segnalassi nuove idee, spunti di conversazione, storie di “conti che non tornano”, software e sistemi di analisi statistica davvero efficaci e di click fraud detection, in maniera tale io possa tenerne conto, aggiornare l’articolo e, perché no, anche modificare le mie idee in merito all’argomento.

Grazie per aver letto fin qui.

Alessandro Sportelli (Twitter - Gplus - Linkedin)

Consulta i prodotti/servizi correlati: